Santa Maria del Carmine    

La Cappella Parva

 
   
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  Bibliografia
 

Nel cortiletto cosiddetto dei Carri, costruito sul finire del Quattrocento alle spalle dell'abside della chiesa, trova posto la Cappella Parva, probabilmente eretta con funzioni cimiteriali in questo medesimo periodo per volere dei frati. Alterne vicende, non ultima la soppressione del convento decretata dalla repubblica Bresciana del 1797, hanno fatto sì che il piccolo oratorio cadesse in una sorta di abbandono da cui venne "riscattato" solo nel 1878, in occasione dell'Esposizione della pittura bresciana organizzata in quell'anno dall'Ateneo cittadino.
Dopo un ulteriore periodo di oblio gli importanti interventi di restauro operati a cura della Scuola Mompiani nel 1952, e una nuova campagna nel 1975, hanno restituito dignità alla struttura e alle decorazioni dell'edificio.

Un porticato precede il piccolo pronao voltato a crociera che introduce all'ambiente vero e proprio, costituito da un vano quadrangolare, coperto anch'esso da una volta a crociera, che si conclude in un abside a pianta quadrangolare. In questo ristretto spazio si svolge uno dei più interessanti cicli pittorici del rinascimento bresciano, le cui vicende attributi ve non sono state meno tormentate delle vicissitudini dell'oratorio stesso, in un dibattito che ha coinvolto nomi di pittori locali e non - da Floriano Ferramola a Vincenzo Civerchio a Giovanni Maria da Brescia – secondo dinamiche che vanno da possibili collaborazioni o avvicendamenti nell'esecuzione di una sola mano in tempi diversi. Più recentemente la critica sembra concorde nell'attribuire a Ferramola la piena autografia degli affreschi, eseguiti con buona probabilità nell'ambito del secondo decennio del XVI secolo.
Permangono tuttavia dubbi sulla paternità e sull'identità dei due santi raffigurati sui pilastri che introducono al vano principale, la cui scarsa leggibilità dovuta al precario stato di conservazione non consente di giungere a conclusioni certe: inquadrate entro due volte a botte illusionisti camente scorciate le due figure, l'una che regge un libro chiuso nella mano destra e con il braccio sinistro sollevato, l'altra che sostiene il modello di una chiesa nella mano destra, potrebbero rappresentare due santi carmelitani, forse sant'Alberto da Trapani e sant'Angelo carmelitano.

 
Meglio giudicabili sono gli affreschi del vano principale, che per motivi conservati vi sono stati sottoposti a strappo, trasferimento su supporto rigido e ricollocazione in sede. Nella lunetta della parete di fondo è raffigurata una Resurrezione (cm 340x260) in cui un Cristo benedicente e reggente il vessillo crociato emerge dal sarcofago tra lo stupore delle guardie atterrite (secondo una formula compositiva evidentemente assai diffusa nella penisola e che vede nella Resurrezione di Piero della Francesca uno fra gli esempi più noti); alle spalle del risorto si erge uno sperone roccioso dietro il quale si apre un paesaggio di colline costellato di rocche, sotto un cielo dai colori cangianti e screziato di nubi. Sul fronte della tomba le lettere R.V.G. sembrano rimandare, più che a un possibile committente il ciclo come talvolta è stato proposto, a un motto di esaltazione della Resurrezione: Resurrexit Vivit Gloriosus.
 
Nei pennacchi ai lati del sottostante arco absidale due angeli con strumenti della passione dispiegano le loro ali su un fondo dorato. Sulla parete dell'abside è raffigurata una Sacra Conversazione - Madonna in trono col Bambino fra i santi Giovanni Evangelista e Maria Maddalena (cm 349x269) – le cui figure si dispongono ritmicamente sullo sfondo di un parapetto architettonico ricco di riferimenti al repertorio classico, come le candelabre che ornano le lesene, il catino a conchiglia e il timpano triangolare del trono della Vergine, oltre ai medaglioni marmorei posti ai lati del timpano stesso, raffiguranti rispettivamente l'angelo annunziante a sinistra, la Madonna annunziata a destra, in sintonia con la dedicazione del tempio trecentesco. Non appare casuale la scelta dei due santi che accompagnano il gruppo centrale, coinvolti più o meno direttamente nei rimanenti brani del ciclo che narrano, sulle pareti laterali dell'ambiente, episodi di apparizione del Risorto.
 
 
A sinistra l'Apparizione di Cristo alla Madre (cm 350x280) - tema assente nei vangeli canonici – è collocata in un ambiente rinascimentale che ripropone gli elementi decorativi già presenti nella Sacra Conversazione dell'abside, compreso il tema dell'Annunciazione qui riassunto in un tondo a monocromo posto nel pennacchio della volta. In un'apertura sul paesaggio a sinistra trova ambientazione l'episodio dell'apparizione di Cristo agli apostoli sul lago Tiberiade, illustrato nel Vangelo di Giovanni (21, 1-14).   Sulla parete destra è raffigurata l'Apparizione di Cristo alla Maddalena (cm 350x280): in un giardino cui fa da sfondo il consueto paesaggio di colline ed edifici Maria Maddalena, riconosciuto nel custode del giardino stesso il Messia, riceve inginocchiata la sua benedizione, secondo quanto è narrato nel Vangelo di Giovanni (20, 14-17); sul sepolcro ricorrono le lettere r.g.v. già viste nella Resurrezione, mentre perse nel paesaggio appaiono piccole figure, un soldato e due viandanti.
 
 
Un'alta zoccolatura in bande verticali verdi, rosse e bianche segue l'andamento delle pareti dell'ambiente concluso in alto da un soffitto le cui vele, ornate da un cielo blu cosparso di stelle metalliche, convergono verso il trigramma bernardiniano ihs - Iesus Hominum Salvator, Gesù Salvatore degli Uomini – entro un sole a dodici raggi posto nella chiave della volta. In questo ciclo pittorico, il cui programma iconografico incardinato intorno al tema della Resurrezione appare perfettamente consono alla funzione cimiteriale dell'ambiente, il maestro bresciano non ha rinunciato all'apporto di accenti di umanità - come il pollice di Maria stretto nella mano del Bambino nel gruppo centrale della Sacra Conversazione, o il contatto delle mani fra Gesù e Maria e quello delle dita di Cristo sulla fronte di Maria Maddalena - e di saporiti dettagli realistici, per i quali non si possono escludere implicazioni simboliche, come la presenza di piccoli animali - i coniglietti e la quaglia dell'Apparizione di Cristo alla Maddalena - e il nido di rondini costruito sull'arco presente nell'Apparizione di Cristo alla Madre.

Giovanni 21, 1-14 – Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si ritrovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla. Quando già era l'alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: « Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «E' il Signore!». Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi la sopravveste, poiché era spogliato, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «portate un po' del pesce che avete preso or ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», poiché sapevano bene che era il Signore. Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce. Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere resuscitato dai morti.

Giovanni 20, 14-17 – Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: « Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui gli disse in ebraico: «Rabbuni!», che significa: Maestro!. Gesù le disse: «Non mi trattenere perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro.

Bibliografia:
Pierfabio Panazza, in Duemila anni di pittura 2007, p. 202
Alessandra Corna Pellegrini 2011, pp. 48-69
 
Parrocchia dei Santi Faustino e Giovita - Via S.Faustino 74 - Brescia
s.f.2016