SANTA MARIA DEL CARMINE
 

XV-XVI secolo: la nuova chiesa

La scelta del convento bresciano quale sede per un capitolo generale dell'Ordine, tenutosi nel 1387, rende l'idea di come il cenobio avesse via via acquisito importanza, al punto che già un secolo dopo la sua fondazione si avvertì l'esigenza, suggerita forse anche da un progressivo deperimento delle strutture preesistenti, di un'amplificazione del complesso: nel 1424 i frati carmelitani chiesero agli architetti Cristoforo da Milano e Martino, o Andrea, Stroppa, di progettare una nuova fabbrica. Il 4 maggio 1429 fu posta la prima pietra alla presenza dell'architetto cremonese Giorgio da Montesono (o Montasono), mentre i lavori videro il loro effettivo inizio solo nel 1432.
La prima fase del progetto, ultimata entro il 1444, comprendeva la costruzione del presbiterio, allora a pianta quadrangolare, e delle due cappelle laterali di testa.
Entro il 1454-1455 la chiesa vide ultimate le pareti laterali fino alla quinta campata (all'altezza dell'attuale cappella Averoldi). Una facciata provvisoria, costruita in corrispondenza della riva sinistra del fiume Bova che percorre l'isolato, concludeva l'edificio.
Dal 1455 alla fine del secolo si procedette alla copertura del fiume Bova e all'aggiunte di due nuove campate, alla costruzione dell'attuale facciata (1462) e del nuovo campanile (insistente sulla cappella di testa di sinistra, oggi cappella De Rosis, o De Rosa), al prolungamento del presbiterio con costruzione del coro semicircolare e all'impostazione dei tre chiostri, rispettivamente quello principale, o claustrum magnum, adiacente al lato occidentale della chiesa, il chiostro della cucina, posto ad ovest rispetto al primo e il chiostro della porta, o della campanella, a sud. Figura chiave di quest'ultima fase costruttiva fu il vicario generale dell'ordine carmelitano, il bresciano fra Cristoforo Martignoni che, a partire dagli anni Ottanta, affidò i lavori a Bernardino da Martinengo, autore di una sintesi fra il linguaggio architettonico tardogotico e nuovi motivi rinascimentali, come risulta evidente nell'innalzamento della cella campanaria dove a paraste e cornicione di sapore gotico si uniscono le bifore a tutto sesto, decisamente più aggiornate sul nuovo gusto rinascimentale probabilmente assimilato dall'architetto stesso in un precedente viaggio a Padova e Venezia.
Il processo lento e laborioso, che aveva caratterizzato l'evoluzione architettonica del convento e della chiesa del Carmine, si concluse con la consacrazione dell'edificio, avvenuta solo nel 1522.
La chiesa presentava allora uno sviluppo assai simile a quello attuale:

  • pianta longitudinale scandita da sette campate rette da coppie di colonne cilindriche e suddivisa in tre navate: la centrale terminante in un presbiterio dotato di profondo coro e abside semipoligonale coperta da una volta a crociera, le minori chiuse da cappelle a fondo cieco; la parete orientale dotata di sette cappelle, quella occidentale cieca.
  • facciata quadripartita da lesene e dotata di rosone circolare sovrastante un portale gemino coronato da una lunetta nella specchiatura centrale, profonde monofore tricuspidate contornate da maioliche di chiaro gusto rinascimentale in ciascuna delle specchiature laterali.
  • pinnacoli posti a coronare il colmo del tetto e la linea di gronda, a sua volta sottolineata da una cornice in laterizio a beccatelli, ornamenti giunti fino a noi e tutt'ora osservabili.

Interventi risalenti ad epoche successive ci privano oggi della vista di alcuni elementi fortemente caratterizzanti la struttura originaria: il rosone in facciata, la copertura a crociera delle cappelle laterali - oggi conservata nella cappella Averoldi, nella settima navata destra e nelle due di testa - gli archi a sesto acuto, caratterizzanti sia le pareti della navata principale sia l'arcone trionfale introducente il presbiterio e, soprattutto, la copertura a vista delle navate laterali e le capriate lignee di quella principale. Di questi ultimi elementi, e della notevole decorazione del soffitto e delle pareti, si conservano significative tracce nell'attuale sottotetto.

Bibliografia:
Mezzanotte, Volta, Prestini 1991, pp. 32-47, 126-130
 
   
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