Santa Maria del Carmine    
 

Il sottotetto

Attraverso scale collocate in prossimità del presbiterio si accede al sottotetto della chiesa. Risultano evidenti i residui dell'antica decorazione del soffitto della navata centrale della chiesa quattrocentesca, caratterizzata da tavelle dipinte nei semplici colori del rosso, del verde, del giallo e del grigio, che alternano temi geometrici e floreali a motivi antropomorfici.

Nello spicchio dell'arcone presbiteriale (parete nord) tre angeli, sormontati dal sole e dalla luna, reggono un carti glio invocante Maria, mentre ai lati altri due angeli osannanti suonano la tromba. In controfacciata (parete sud) un affresco illustra l'episodio di Elia sul carro di fuoco che consegna il mantello profetico ad Eliseo.

Lungo le pareti laterali una fascia a motivi floreali è posta a marcare la linea del tetto mentre un'altra fascia, caratterizzata da uno sviluppo di racemi contornanti tondi entro i quali sono rappresentate diverse figure di Santi e Sante carmelitani, e personificazioni delle Virtù, delle Sibille e di Profeti, segue l'andamento degli originali archi a sesto acuto. La presenza della data apposta dalle maestranze in due punti della parete occidentale, consente una precisa collocazione temporale dell'impresa pittorica, conclusasi l'anno 1463.

La storia di Elia è narrata nell'Antico Testamento (Libro dei Re, I, 16, 29-34; 17, 1-6; 18, 1-2, 17-46; II, 2, 1-13): Acab figlio di Omri, divenuto re d'Israele, si era macchiato di molti peccati; il peggiore fu senz'altro quello di prostrarsi e adorare Baal, offendendo il Dio di Israele. Elia il Tisbita pronunciò dunque una maledizione: non ci saranno pioggia né rugiada durante il regno di Acab se non per parola e volere di Elia. Il Signore Dio di Israele disse a Elia di allontanarsi dal regno di Acab in eremitaggio – avrebbe bevuto l'acqua del torrente Charit, e i corvi gli avrebbero portato il cibo - e al terzo anno gli ordinò di tornare al cospetto del re malvagio. Questi, vedendolo, lo accusò di avere causato la rovina del suo popolo ma Elia, difendendosi, disse cha la causa di tutto altri non erano che Acab, e la sua famiglia. Una prova avrebbe però ristabilito la verità: due giovenchi dovevano essere squartati e posti su cataste di legna sul monte Carmelo; i profeti di Acab da una parte, ed Elia dall'altra, avrebbero invocato il rispettivo Dio affinché appiccasse egli stesso il fuoco: la prova fu vinta da Elia, il cui Signore venne riconosciuto come il vero Dio di Israele, e la pioggia tornò sul regno. Eliseo (Antico Testamento, Libro dei Re, II, 2, 1-13) divenuto discepolo di Elia, ne raccolse il mantello caduto a terra dopo che il profeta venne portato in cielo da un carro di fuoco con cavalli di fuoco, ereditandone il mandato. L'attitudine del profeta Elia, capace di ristabilire la vera fede nell'unico Dio di Israele dopo un percorso di esilio e attraverso le prove tangibili degli avvenimenti sul monte Carmelo, scenario delle sue gesta, è considerato fondatore di molti ordini religiosi e in parti colare dell'Ordine Carmelitano, che nutre nei suoi confronti parti colare devozione celebrandone la solennità liturgica il 20 luglio di ogni anno.

Bibliografia:
Mezzanotte, Volta, Prestini 1991, pp. 14,34, 138-145, 269, 278 nota 69
Valerio Terraroli, in La pittura in Lombardia, Il Quattrocento, 1993, pp. 235-236
 
   
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Parrocchia dei Santi Faustino e Giovita - Via S.Faustino 74 - Brescia
s.f.2016